Immunoterapia oncologica, il punto con il Professor Siena

Da diversi anni il campo delle cure oncologiche guarda sempre con più attenzione ad una nuova interessante possibilità, l'immunoterapia per utilizzare il sistema immunitario come killer implacabile per le cellule tumorali. Riprogrammare il funzionamento di quella macchina sofisticatissima che ci protegge dall'azione di virus e batteri per sfruttarla come un potente farmaco anti-tumorale, è il principio alla base di quella che viene chiamata anche immuno oncologia. Abbiamo fatto qualche domanda sull'immunoterapia al Professor Siena, una possibilità sempre più concreta che sta affiancando gli standard terapeutici più tradizionali come radioterapia, chemioterapia e chirurgia. 


L'immunoterapia oncologica- come funziona

L'immunoterapia oncologica sfrutta farmaci particolari che agiscono sul sistema immunitario dell’organismo per stimolarlo ad attaccare le cellule tumorali. Il sistema immunitario è la barriera di difesa naturale del nostro organismo che lo protegge dalle infezioni e dalle conseguenti malattie. Quando un microrganismo estraneo, ad esempio un batterio, entra nel nostro corpo, il sistema di difesa lo riconosce e lo attacca, impedendogli di causare un danno. Questo processo prende il nome di risposta immunitaria. 
Le cellule tumorali sono molto diverse dalle cellule normali dell’organismo perché hanno un codice genetico (DNA) danneggiato e per questo motivo si riproducono in modo incontrollato. Il sistema immunitario è di solito abbastanza forte da attaccarle quando è in grado di riconoscerle. “Tuttavia, le cellule tumorali spesso riescono a mascherarsi, assumendo l’aspetto di cellule normali, e ingannano in questo modo il sistema immunitario che non le riconosce più come pericolose - spiega Salvatore Siena, Direttore del Dipartimento di Ematologia e Oncologia nel Niguarda Cancer Center, uno dei centri per l'immunoterapia oncologica a Milano-. Inoltre, come i virus, le cellule tumorali possono mutare, ossia cambiare, nel tempo, e quindi sfuggire alla risposta immunitaria. Le terapie immuno-oncologiche attivano il sistema immunitario, mettendolo nella condizione di riconoscere e attaccare le cellule tumorali per tenerne sotto controllo la crescita talvolta anche per molti anni dopo la sospensione della terapia”.


Punti di forza dell'immunoterapia secondo Siena

Rispetto alle altre terapie antitumorali (come la chemioterapia o i farmaci a bersaglio molecolare) l'immunoterapia dei tumori, che sfrutta farmaci tra cui nivolumab, ipilimumab e pembrolizumab, ha come obiettivo il sistema immunitario, non le cellule tumorali in sé. “In questo modo rendono il sistema immunitario in grado di riconoscere e attaccare in modo selettivo le cellule tumorali- specifica l'oncologo-. Inoltre, stimolano il sistema immunitario a “ricordarsi delle cellule tumorali”, permettendogli di adattarsi continuamente al tumore nel tempo e garantendo in questo modo una risposta immunitaria costante e a lungo termine. Questo è quello che viene indicata come memoria immunologica”. Inoltre le terapie immuno-oncologiche sono specifiche per gli antigeni di ciascuna cellula tumorale. Poiché le terapie immuno-oncologiche agiscono sul sistema immunitario, hanno la capacità di agire potenzialmente contro qualunque tumore che dipende da meccanismi correlati alla risposta immunitaria. “C'è però da sottolineare che i meccanismi che sottendono al funzionamento di questa macchina sono molto complessi e la strada per capire con precisione quali “tasti” toccare per avere la reazione desiderata si è appena iniziata a percorrere- indica Siena sull'immunoterapia-. Così al momento non sempre si è in grado di predire quali pazienti risponderanno e quali no”.


Immunoterapia per il melanoma, il tumore al polmone e al rene

È iniziato tutto con gli ottimi risultati raggiunti per il melanoma in fase metastatica usando un anticorpo che blocca il CTLA-4, una molecola che invia segnali per “frenare” i linfociti, le cellule del sistema immunitario presenti nel sangue: togliendo questo freno, i linfociti vanno ad attaccare le cellule cancerogene, rallentando o stabilizzando la crescita tumorale. Con l'immunoterapia per il melanoma si è così riusciti a raddoppiare mediamente la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi. Un altro ambito in cui l'immunoterapia sta dando risultati incoraggianti è il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule di tipo squamocellulare, già trattato in precedenza con altre cure. In questo caso il meccanismo d'azione dell'immunoterapia oncologica polmonare coinvolge una particolare mediatore chiamato PD-1 e il farmaco utilizzato è il nivolumab. Infine un'altra indicazione per l'immuno oncologia è il carcinoma renale a cellule chiare, ma in cantiere ci sono tante altre sperimentazioni che a breve potrebbero ampliare le indicazioni per l'immunoterapia in ambito clinico. 

" frameborder="0" allowfullscreen>