Linfoma non Hodgkin: un mix di terapie per trattarlo

 

Colpiscono in genere la popolazione adulta e anziana, soprattutto dopo i 65 anni. In Italia rappresentano circa il 3% di tutte le neoplasie: sono i linfomi non Hodgkin, un insieme eterogeneo di patologie oncologiche che attaccano il sistema linfatico. Quali sono le possibilità di cura, ce lo spiega l'ematologa.


Classificazione

Esistono molti tipi diversi di linfomi non Hodgkin e anche per questo motivo non è semplice arrivare a una classificazione univoca. I sistemi sono cambiati nel tempo, attualmente si fa riferimento alla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiornata proprio pochi mesi fa. In linea generale si distinguono i linfomi non Hodgkin che derivano dai linfociti B, molto più frequenti, da quelli che derivano dai linfociti T. I linfomi B e T si dividono poi in numerosi sottogruppi in base a caratteristiche cliniche e istologiche.


I sintomi

L’ingrandimento di un linfonodo superficiale e palpabile è uno dei segni più frequenti di presentazione, e può interessare collo, ascelle, inguine. E’ importante però sottolineare che la comparsa di una tumefazione di un linfonodo non è sempre dovuta a un processo tumorale, ma spesso è la risposta di un sistema immunitario sano ad uno stimolo infiammatorio o infettivo. In caso di linfonodi persistentemente ingranditi è però opportuno rivolgersi al proprio medico curante per un primo inquadramento. Altri organi che possono risultare ingranditi sono fegato e milza, con possibile dolori addominali o senso di sazietà precoce.


Altre manifestazioni

Se il linfoma coinvolge invece i linfonodi del torace, in particolare il mediastino, i sintomi d’esordio possono essere tosse, dolore o senso di peso al petto, difficoltà respiratorie o gonfiore del collo e del volto. Altri sintomi più generici comprendono febbre, sudorazioni notturne importanti e perdita di peso senza modifiche della dieta. Tra i segnali meno specifici, rientrano la mancanza di appetito e la stanchezza. 


La diagnosi

In presenza di sintomi compatibili con la malattia è importante rivolgersi al medico, che dopo un’accurata visita, la prescrizione di esami del sangue e radiologici, deciderà se procedere all’asportazione di un linfonodo per ottenere una diagnosi. Il tessuto ottenuto con la biopsia verrà successivamente analizzato al microscopio. L’esame istologico è irrinunciabile per arrivare alla diagnosi di linfoma non Hodgkin, ed è oggi affiancato da ulteriori test molecolari che consentono un’ulteriore caratterizzazione della malattia. Una volta ottenuta la diagnosi, il paziente dovrà sottoporsi alle indagini radiologiche di stadiazione (TAC, risonanza magnetica e PET), che servono, insieme alla biopsia osteomidollare, a valutare l’estensione della malattia. Verranno suggeriti anche degli esami del sangue, che potranno evidenziare alterazioni dell’emocromo e di alcuni marcatori (VES, LDH, beta2microglobulina).


Le terapie

L’approccio terapeutico al paziente con linfoma è multidisciplinare, coinvolge cioè molti specialisti.
La chirurgia ha un ruolo quasi esclusivamente diagnostico, e rimuovere fisicamente il tumore non è quasi mai indicato. La strategia più frequentemente utilizzata è una poli-chemioterapia, quindi l’impiego di più farmaci antitumorali con somministrazione prevalentemente endovenosa. Può essere impiegata da sola in casi selezionati, più spesso per consolidare i risultati della chemioterapia. Da oltre 10 anni si associano al trattamento chemioterapico i farmaci “intelligenti” o a bersaglio molecolare, che ne potenziano l’efficacia. Gli anticorpi monoclonali, in particolare, attaccano e distruggono in maniera selettiva il linfocito malato, mentre altre terapie orali possono correggere le alterazioni molecolari che stanno alla base della crescita del linfoma.


Altri trattamenti

Se la malattia non risponde o se si ripresenta dopo la terapia iniziale, è possibile ricorrere nei pazienti più giovani al trapianto autologo di cellule staminali, cioè con cellule prelevate dallo stesso paziente. In situazioni molto selezionate si può, invece, ricorrere al trapianto allogenico, con cellule provenienti da un donatore compatibile. 
Per i pazienti non candidabili a procedure trapiantologiche si può ricorrere ad altri trattamenti chemioterapici o a terapie ad azione molecolare, preferibilmente all’interno di studi clinici. 

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