Tumore dell’ovaio

Ogni anno sono circa 5.000 i casi di tumore dell’ovaio in Italia, una patologia che difficilmente si manifesta con sintomi specifici negli stadi iniziali.
Intervenire con le migliori tecniche a disposizione è l’obiettivo dei ginecologi, oncologi, chirurghi e radiologi e radioterapisti che a Niguarda lavorano fianco a fianco per studiare e mettere in pratica la migliore strategia possibile, dalla diagnosi al trattamento e al follow-up. 

 

Diagnosi

E’ fondamentale diagnosticare questo tipo di tumore precocemente, valutando tutte le neoformazioni ovariche come ad esempio le cisti ovariche, distinguendo le forme benigne da quelle maligne.
Niguarda è in grado di offrire questa capacità di screening, grazie alla presenza di tecnologie e specialisti dedicati.
In particolare è importante l’ecografia trans-vaginale di secondo livello, che in maniera mirata è in grado di studiare nel dettaglio la patologia, permettendo di identificare precocemente i casi sospetti. 
Una volta acquisite le immagini, queste vengono valutate dal ginecologo-oncologo insieme all’ecografista.

Il quadro viene poi completato da altre indagini, tra cui quelle per la ricerca dei marcatori tumorali. Dall'analisi di questi dati si è in grado di distinguere le forme a basso rischio da quelle ad alto rischio. 

A completare il panel degli esami vi è poi la Tac che aiuta a caratterizzare lo stadio della malattia e che permette al chirurgo di studiare insieme al radiologo il programma chirurgico più adeguato.
 

Terapia chirurgica

In casi selezionati si può decidere di intervenire in laparoscopia ovvero attraverso delle piccole incisioni sull’addome. Questo tipo di chirurgia consente degenze più brevi con tempi di recupero che si accorciano. 

Quando la malattia è diffusa e non interessa solo l’ovaio ma anche altri organi della cavità addominale si opta per la chirurgia tradizionale. Spesso in questi casi è necessaria la collaborazione con più specialisti che durante l’intervento si avvicendano al tavolo operatorio. Così a seconda della localizzazione della malattia il ginecologo può essere affiancato dal chirurgo generale o dall’urologo.
Inoltre in particolari casi può rendersi necessario il supporto delle terapie intensive e del relativo staff anestesiologico per monitorare e assistere l’immediato post-operatorio.

L’intervento ha anche un valore diagnostico perché permette di prelevare i campioni su cui verranno condotti gli esami istologici utili per avere una diagnosi definitiva e lo stadio della malattia. Questo dato è fondamentale per la prognosi, per programmare le terapie successive e il follow-up che proseguirà sempre a Niguarda.
 

Chemioterapia

E’ un passo successivo alla chirurgia che viene indicato nella maggioranza dei casi per ottimizzare le cure.  
La chemioterapia utilizza particolari farmaci indicati come “citotossici” o “antiblastici” per distruggere le cellule tumorali.
I tumori dell’ovaio sono molto sensibili ai chemioterapici, che nella maggior parte dei casi portano ad una riduzione delle dimensioni del tumore. 


Farmaci biologici

Sotto la guida degli oncologi medici si valuta se ci sono le caratteristiche per accedere a trattamenti farmacologici come la target therapy, che utilizza i farmaci biologici,efficaci in modo “selettivo” nei confronti delle cellule tumorali.
Queste molecole sono in grado di risparmiare quanto più possibile i tessuti sani.
Tra le classidi farmaci biologici in uso c’è quella degli antiangiogenetici che impediscono al tumoredi sviluppare i vasi sanguigni, necessari per la sua crescita. Rientra in questa classe il bevacizumab, un anticorpo monoclonale che viene utilizzato con successo in molti schemi di trattamento. 
Vi sono poi i cosiddetti PARP-inibitori, di cui fa parte olaparib. Questi farmaci interferiscono con la riparazione del DNA, bloccando la replicazione cellulare. I PARP-inibitori sono una chance terapeutica per le pazienti con una trasmissione ereditaria delle mutazioni BRCA. Se fino a qualche anno fa bevacizumab e olaparib erano disponibili solo nell’ambito di sperimentazioni cliniche, di recente sono stati immessi in commercio e fanno parte a tutti gli effetti dell’arsenale terapeutico, a cui si può ricorrere in casi selezionati.
 

 

Radioterapia

La radioterapia si usa molto raramente per questo tipo di tumore.
Talvolta si può utilizzare nei casi in cui la malattia si ripresenta dopo l'intervento chirurgico, qualora altre opzioni terapeutiche non siano più indicate.
Si può usare anche per ridurre il sanguinamento o il senso di fastidio e per lenire il dolore. In questi casi si parla di radioterapia palliativa.
 

Terapie e tutela della possibilità riproduttiva 

La maggior parte dei casi viene identificata dopo l'ingresso in menopausa, tra i 50 e i 70 anni.
Tuttavia, nel caso si debba intervenire in giovani pazienti, si cerca l’approccio più conservativo possibile per preservare le possibilità di maternità.
Nei casi invece di chirurgia più radicale, Niguarda, grazie alla presenza della banca dei tessuti, offre alle pazienti la possibilità di crioconservazione degli ovuli per avere una chance riproduttiva tramite tecniche di fecondazione medicalmente assistita.  


Test genetici per prevenzione e terapia

Il test genetico per l’individuazione di specifiche mutazioni dei geni BRCA1-2 oggi riveste un ruolo importante nel trattamento del carcinoma ovarico. I risultati di questa complessa indagine molecolare forniscono informazioni sia per la scelta terapeutica, sia per individuare un eventuale rischio per i familiari. 
Ad esempio una paziente con specifiche mutazioni del gene – nei casi di test predittivo su tessuto- può essere trattata con una particolare categoria di farmaci, i PARP inibitori, di cui fa parte l’olaparib. 
L’esame deve essere prescritto esclusivamente da un oncologo o da un ginecologo con competenze oncologiche o dal genetista. 
Lo spettro delle mutazioni dei geni BRCA è molto ampio. Pertanto, il problema della classificazione delle varianti genetiche identificate è di grande rilevanza in quanto frequentemente un laboratorio individua una variante che non è stata segnalata in precedenza nella letteratura scientifica. A questo proposito è necessario che ciascun centro adotti criteri aggiornati, e sempre più condivisi, di classificazione delle varianti. Solo così anche l’attività di ricerca potrà essere veramente efficace e progredire.