“Inevitabilmente la malattia mi ha cambiato. E’ stata, infatti, la scintilla che mi ha fatto impegnare in un nuovo progetto”

LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA : la storia di Massimiliano

La leucemia mieloide cronica interessa le cellule del midollo osseo che rappresentano i precursori della componente corpuscolata del sangue (piastrine, globuli rossi e globuli bianchi tranne i linfociti).
Nei pazienti colpiti dalla patologia queste cellule proliferano in modo eccessivo, passano in circolo quando sono ancora immature e non capiscono di invecchiare. Così si accumulano nei tessuti in grande quantità ed in tutte le fasi di maturazione.

A tu per tu con i pazienti

Massimiliano ha 40 anni e una carriera a tutto tondo nel mondo dell’arte e dello spettacolo. E’ un musicista di successo, uno scrittore, uno sceneggiatore e anche un attore. Qualche anno fa alla vigilia dell’ennesimo set la malattia lo coglie di sorpresa. I medici non hanno dubbi: si tratta di leucemia mieloide cronica, ma la voglia di essere protagonista della sua vita è più forte della malattia. 

C’è una data precisa che segna l’inizio di tutta questa vicenda…

Sì è il 16 gennaio del 2012, ero di ritorno da un periodo di vacanza all’estero, fatto per staccare la spina e ricaricarsi prima dell’inizio delle riprese di un nuovo film. Ricordo una continua stanchezza che mi accompagnava in tutto quello che facevo. Sentivo poi una sensazione strana, che poi avrei scoperto essere dovuta alla milza ingrossata: avvertivo come se nel mio addome ci fosse un sacco pieno di sabbia che premeva sugli altri organi, impedendomi di muovermi liberamente. A tutto questo si aggiungeva una febbricola che nei mesi prima aveva anticipato questo stato di stanchezza cronica.

A questo punto cosa hai fatto?

Mi sono rivolto al mio medico curante che, visto il mio soggiorno all’estero, sospettava qualche malattia tropicale o un’intossicazione alimentare contratta in vacanza: mi ha consigliato di andare al pronto soccorso. Così ho fatto e mi sono recato a Niguarda. Ricordo chiaramente quel pomeriggio, c’era un po’ di gente in attesa, ad aspettare con me c’erano i primi casi di influenza stagionale e delle donne in gravidanza. Intanto, quando è arrivato il mio turno, mi sono sottoposto ad un esame del sangue e delle urine.

Poi com’è proseguita quella giornata al pronto soccorso?

Dopo il prelievo ricordo che in serata ho dovuto sottopormi ad una radiografia al torace. In mano avevo la richiesta dei medici, la guardo e in fondo leggo che dovevo fare questo esame per “sospetta LMA”. Ho preso il mio smartphone e ho iniziato la mia ricerca su internet. Mi sono bastati pochi minuti per capire che quelle tre lettere stavano per “leucemia mieloide acuta”. Inizialmente pensavo di essermi sbagliato. Poi nella sala d’attesa vuota della radiologia uno sciame di domande ronzava nella mia testa. La più forte assorbiva la mia attenzione: e se ho la leucemia che faccio? Intanto vediamo di capire cos’ho: mi davo delle risposte per tranquillizzarmi. Però ero molto turbato perché non sapevo che cosa dovevo aspettarmi.

Fatta la radiografia, c’è stato l’incontro con i medici?

Sì, mi ricordo che quando mi hanno chiamato per spiegarmi la situazione ho anticipato l’intervento della dottoressa a cui ho chiesto senza perdere tempo: “Ho la leucemia?”. Stupita della mia domanda, ha fatto subito il punto sulle indagini fatte. Sì, si sospettava la leucemia, anche se altri test erano ancora in corso sui campioni di sangue prelevati per capirne la natura. Senza perdere tempo in pronto soccorso mi hanno fatto delle flebo, le terapie dovevano iniziare al più presto.

Intanto si sono completate le indagini, a che conclusioni si è arrivati?

La conta dei globuli bianchi era alle stelle e la milza aveva una dimensione di 14 centimetri. Il quadro degli esami aveva fatto correggere la diagnosi da leucemia mieloide acuta a cronica. Si sono succeduti altri accertamenti nei giorni successivi e poi sono stato ricoverato per un mese in Ematologia, in un’area dedicata in cui vengono seguiti i casi che richiedono delle misure d’igiene ad alto livello: quando ho fatto il mio ingresso mi sembrava di entrare in un caveau di una banca. Chi mi veniva a trovare doveva indossare mascherina, camice, guanti e tutte le protezioni del caso.

Com’è stato quel mese?

Non è stato facile, ma devo comunque ringraziare tutto il personale che mi ha assistito: medici e infermieri ho trovato molta umanità, competenza e comprensione. Sotto i loro occhi esperti ho completato il “trattamento d’urto” con un farmaco specifico per far abbassare il numero dei globuli bianchi. In me c’era molta preoccupazione, ma non mi sono mai abbandonato ai pensieri negativi.

E dopo il periodo in ospedale?


Ritornato a casa, ho continuato le cure sostituendo i farmaci iniziali con quelli cosiddetti intelligenti. I risultati sono stati buoni e ho potuto riprendere le mie attività: ho girato il film che avevo in programma e ho ricominciato a fare sport. Oggi continuo le terapie e continuo ad essere seguito a Niguarda. Inevitabilmente la malattia mi ha cambiato. E’ stata, infatti, la scintilla che mi ha fatto impegnare in un nuovo progetto: mi sono ritrovato con altri amici artisti e ci siamo detti perché non fondare una cooperativa che coniughi l’espressione artistica in favore di progetti sociali? E così è iniziata anche questa nuova avventura.

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