Alberto Salietti: “La Natività”

A completare la celebre vetrata trittico della Chiesa dell’Annunciata (certamente l’opera d’arte sacra vetraria più importante del Novecento) fu chiamato, a fianco di Sironi e Carpi, un maestro anch’esso milanese d’adozione: Alberto Salietti, cui fu commissionata “La Natività”.
A differenza della dinamica “scena” de “La Cacciata dal Paradiso” di Aldo Carpi e del mistico espressionismo de “L’Annunciazione” di Mario Sironi, Salietti costruisce una composizione statica, ordinatamente composta: al centro la tenera scena familiare, collocata in primo piano nella grotta-capanna con una cuspide formata da personaggi immobili, gli angeli in preghiera, e all’esterno i pastori con le greggi . Probabilmente il gene “Ravenna”, città natale di Salietti, continuava ad “esprimere” la solennità immobile dei mosaici di San Vitale. Scriveva Salietti: “Avevo sette anni ed andavo a San Vitale dove il Parroco mi insegnava il catechismo; i bei mosaici di quella chiesa attraevano tanto la mia attenzione che sembrava mi insegnassero qualcosa, ed i loro suggerimenti indistinti mi hanno seguito poi per tutta la vita”. L’opera tramanda soprattutto una calma affettuosa, quasi stupita del momento miracoloso della nascita di Gesù. Alberto Salietti fu il primo a consegnare i disegni dei cartoni frutto di una semplice e netta ispirazione, entro tempo massimo arrivarono quelli di Sironi frutto invece di un drammatico travaglio. La Chiesa venne consacrata l’8 Aprile 1940. Due mesi dopo si entrava in guerra.
Enrico Magliano

Biografia dell’artista

Alberto Salietti nasce a Ravenna nel 1892. Si trasferisce già da ragazzo a Milano. Allievo di Cesare Tallone all’Accademia di Brera, inizia la sua attività come grafico. Nel 1920 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia e nel 1925 viene nominato segretario del gruppo “Novecento”, movimento artistico nato a Milano. In seguito organizzerà la prima mostra del Novecento italiano (1926). Da questa data prende avvio una lunga e fortunata serie di mostre italiane ed internazionali organizzate da Salietti con grande maestria ed energia. Nel 1927 partecipa al nascente gruppo milanese “Sette pittori moderni”, con Bernasconi, Carrà, Funi, Marussig, Sironi e Tosi. Negli anni trenta è già molto famoso e partecipa alla Quadriennale romana, all’esposizione di Parigi del 1939 e alle più importanti esposizioni italiane ed europee. Nel 1942 gli viene assegnato il gran premio per la pittura alla Biennale di Venezia. Negli anni cinquanta si ritira in Liguria a Chiavari dove muore nel 1961.

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