Francesco Messina: “San Carlo e i Deputati”

Il gruppo marmoreo che domina la parte destra dell’ingresso principale di Niguarda è opera di Francesco Messina e rappresenta San Carlo Borromeo che consegna ai Deputati Ospedalieri (i rappresentanti Ecclesiastici del tempo) la “bolla del perdono” cioè il documento Papale che concede l’indulgenza plenaria. La scultura, suggerita da Alfredo Ildefonso Schuster, allora Cardinale di Milano, vuole rappresentare, con il dono dell’indulgenza, l’aspetto spirituale dell’ “ospitalità” che integra e sublima la munifica donazione “materiale” del nuovo Ospedale raffigurata nella scultura contrapposta a destra di Arturo Martini. Il gruppo marmoreo è realizzato con tecnica classica realistica raffinata, attenta alla fedeltà storica dei particolari (Messina si era recato alla Quadreria del Duomo per “copiare” nel dettaglio le gorgiere, i bottoni e le forme degli abiti talari dell’epoca). La realizzazione sapientemente disegnata delle pieghe del mantello e dei visi dei protagonisti è però superata dalla gestualità efficace, piena di azione, quasi una fotografia in diretta del Santo che alza al cielo il dito ammonitore di fronte ai due Delegati “impietriti”. Quando nel 1993 si decise di far restaurare le sculture, Messina, informato del ripristino del dito di San Carlo rottosi negli anni, accettò che il restauro fosse fatto solo a patto di utilizzare un calco del gesso originale che ancora conservava, perché si trattava del “centro ideale dell’opera”. Per la cronaca e a dimostrazione della passione espressa nel creare quest’opera Messina ritrasse nel primo Delegato il poeta Vincenzo Cardarelli e nel secondo l’amico pittore milanese Piero Marussig.
Enrico Magliano

Biografia dell’artista

Fancesco Messina nasce a Linguaglossa (Catania) nel 1900. Cresciuto a Genova, tralascia molto presto gli studi per entrare nella bottega del marmista ligure Scanzi noto autore di arte funeraria. Dopo un breve soggiorno a Parigi, in cui conosce Rodin a trentadue anni si trasferisce a Milano dove ha vissuto fino a tarda età (muore nel settembre del 1995). Messina era ben conosciuto in Italia espone, infatti, alla Biennale di Venezia regolarmente a partire dagli anni trenta e nel 1942 vince il primo premio per la scultura. Nel 1934 vince il concorso per la cattedra di scultura a Brera. Tale nomina mandò su tutte le furie Arturo Martini che era in competizione per il posto con il più giovane collega e pose fine alla loro amicizia. Nel 1943 è nominato Accademico d’Italia ed in seguito riceve numerosi riconoscimenti Nazionali e Internazionali. Carlo Carrà scriveva di lui:“la sua scultura si caratterizza per un fare semplice e grandioso, con un procedimento idealistico e classico è in grado di dare vita a forme che restano come immagine ideale”. Nel 1974 il Comune di Milano gli “concedeva” (previa donazione di 86 opere!) la Chiesetta di San Sisto sconsacrata e danneggiata dai bombardamenti. Oggi a Milano, la chiesetta in Via San Sisto ospita il Museo Messina che raccoglie numerose opere prestigiose. Tra le sue opere più celebri (oltre a numerosi ritratti di personaggi celebri e opere sul tema di cavalli e ballerine) vi sono numerosi gruppi monumentali tra cui quelli che si trovano nel Duomo di Milano, in S. Pietro a Roma, nella cittadella di Assisi, a San Giovanni Rotondo e il famosissimo “cavallo morente” realizzato nel 1966 per il palazzo della RAI di Roma. Se mi è concesso di essere di parte però il “nostro” San Carlo non ha niente da invidiare a nessuno.

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