Mario Sironi: “L’Annunciazione”

Entriamo nella Chiesa dell’Annunciata di Niguarda che conserva le più belle vetrate sacre italiane del Novecento. Dopo uno sguardo alla cupola, dove sono allineati i vetri cattedrali di 12 Santi (opere di celebri maestri italiani come Bucci, Marussig, De Grada, Monti ecc...), si salgono quattro scalini ed ecco lo shock delle vetrate dell’Abside. A sinistra la “Natività” di Alberto Salietti, a destra la “Cacciata dal Paradiso” di Aldo Carpi e nel centro “L’Annunciazione” di Mario Sironi. In un’atmosfera magica, modulata dalla luce esterna ora sfolgorante ora mistica, l’Arcangelo si presenta a Maria in un ambiente sacro come dimostra l’inginocchiatoio, la piccola finestra che si affaccia su una torre campanaria medioevale (la Basilica di Sant’Ambrogio?) e un piccolo libro sacro bianco (un tocco di colore che è la firma di Sironi). L’Arcangelo è, in modo originale, molto più imponente della Madonna (contrariamente alla tradizione ove le due figure erano di pari grandezza, come ad esempio nell’Annunciazione del Beato Angelico) ma non la soverchia, anzi la illumina con una luce a bagliori d’argento che fa risaltare i toni preziosi e vellutati del mantello blu. Maria pronuncia il suo “si” umile ma ferma ed immensa. L’Annunciazione di Sironi a Niguarda viene a ragione considerata la più bella ed importante vetrata sacra del secolo scorso in Italia che non ha nulla da invidiare alla ben più celebre vetrata di Matisse nella Cappella del Rosario di Vence. Anche Pablo Picasso sarebbe stato felice di ammirare l’Annunciazione di Sironi, autore che aveva già avuto il modo di apprezzare all’Esposizione Universale di Parigi nel 1937 quando un suo mosaico “L’Italia corporativa” (m12 x 8) veniva esposto vicino a “Guernica”, un artista che Picasso stesso aveva da subito considerato (più lungimirante di molti critici italiani) uno dei più importanti protagonisti dell’arte del primo Novecento.
Enrico Magliano

Biografia dell’artista

Nato a Sassari nel 1895 trascorre la sua prima giovinezza a Roma e nel 1903 decide di dedicarsi alla pittura frequentando l’Accademia di belle arti e soprattutto lo studio di Balla, ove conosce Boccioni e Severini, amicizie che orienteranno per una decina di anni la sua produzione in direzione futurista. Nel 1915 si arruola nel Battaglione ciclisti con Boccioni, Marinetti e Russolo e combatte nella zona del Montello. Nel 1922 entra a far parte del gruppo dei pittori del “Novecento” per “fare Arte italiana ispirandosi alle sue purissime fonti e sottraendola a tutti gli ismi di importazione”. Ha iniziato, nel frattempo una importante attività di illustratore che lo porterà a una ventennale collaborazione con “Il Popolo d’Italia” e partecipa alle principali esposizioni nazionali ed europee. Nel ‘47 ritorna alla pittura al cavalletto pur mantenendo un’espressione scenica ed architettonica. La vocazione monumentale è una componente portante della sua arte con l’obiettivo di fondere un discorso antico (Masaccio, Piero della Francesca) con un linguaggio moderno tradotto per tutti. Muore a Milano il 13 Agosto 1961.

Approfondimenti

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