Timo Bortolotti: San Galdino

Avvicinandosi alla Chiesa dell’Annunciata sulla facciata esterna ci accolgono tra gli archi quattro busti marmorei di Santi.
Diceva Vittorio Costantini, famoso critico d’arte degli anni quaranta: “Ecco sul fronte della Chiesa affacciarsi come dalle mistiche finestrelle delle celle medioevali una serie di teste scultoree: il bonario San Galdino del Bortolotti …”
Timo (Timoteo Bortolotti) era nato a Darfo (Bs) nel 1884. Allievo di Cesare Tallone all’accademia di Brera era divenuto celebre negli anni venti per aver realizzato sul Passo del Tonale un colossale “monumento ossario” per i caduti della guerra, sovrastato da una bellissima figura alata (il monumento è ancora oggi ben conservato, seppure tra gli skilift).
Nel 1920 iniziò ad esporre alla Biennale di Venezia. Nel 1930 aveva fondato a Milano con Piero Marussig e Achille Funi una “libera scuola d’arte”. Nel 1937 vince a pari merito con Marino Marini, non ancora affermato come uno dei più grandi scultori italiani del secolo, il Grand Prix per la scultura all’Esposizione Internazionale di Parigi. Era quindi molto famoso quando gli venne richiesto di scolpire il bassorilievo di San Galdino a Niguarda.
Mi piace ricordare che Timo Bortolotti era lo zio della famosa critica d’arte Claudia Gianferrari (di recente scomparsa) che organizzò, con il sottoscritto, alla fine degli anni ottanta il restauro dei gruppi marmorei di Martini e Messina all’ingresso dell’Ospedale Niguarda: ancora oggi testimoni silenziosi della storia della nostra “Ca’… veramente Granda”.
Enrico Magliano

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