La malattia di Wilson

Cerulosplasmina”: una parola sconosciuta ai più ma difficile da dimenticare per i pazienti affetti dalla malattia di Wilson, una patologia rara causata da una mutazione genetica.  
Colpisce un individuo su 30.000 e può insorgere sia in età pediatrica che adulta.

Cause

Il gene “difettoso”, localizzato sul cromosoma 13, è responsabile della codifica di una proteina, la ceruloplasmina che si lega al rame e che è presente soprattutto nel fegato dove è indispensabile per l’escrezione biliare del metallo. Il rame non viene così smaltito regolarmente e si accumula nel fegato ma anche nel cervello e nell’occhio (raramente anche nel cuore e nei reni) portando ai sintomi della patologia.


Sintomi

Si può riscontrare un aumento di volume del fegato (epatomegalia) con innalzamento delle transaminasi o con alterazione della funzionalità epatica. In altri casi la malattia esordisce con un’epatite acuta o con l’ittero che conferisce alla pelle e alle mucose la caratteristica colorazione giallastra. Ci sono casi, poi, in cui per molto tempo la malattia può essere asintomatica per poi improvvisamente manifestarsi come epatite fulminante o con le manifestazioni di una cirrosi.
L’accumulo di rame può creare disturbi anche a livello del cervello e del sistema nervoso centrale: si possono avere disordini di tipo neuropsichiatrico (irritabilità, depressione e alterazione del comportamento) o disturbi neurologici (tremori, difficoltà nei movimenti o nell’articolazione della parola).
Infine l’accumulo di rame può interessare anche l’occhio e formare un anello caratteristico (detto di Kayser- Fleischer) sulla cornea, visibile da parte dell’oculista con una lampada a fessurazione, e che tende a scomparire quando la malattia è ben controllata.


Diagnosi

La diagnosi viene fatta con il dosaggio della ceruloplasmina e del rame nel sangue e nell’urine. L’accumulo del metallo nei tessuti può essere, inoltre, confermato da una biopsia epatica o da una risonanza magnetica 

Esiste un test genetico per la malattia di Wilson, ma l’esito potrebbe non portare ad una diagnosi certa a causa del numero elevato (oltre 400) di varianti della mutazione. E’ importante l’adozione del test genetico per lo screening dei parenti di primo grado per individuare precocemente la malattia o lo stato di portatore sano: un soggetto affetto da malattia di Wilson, infatti, può nascere unicamente da due genitori entrambi portatori della mutazione (trasmissione autosomica recessiva).



Terapie


Le terapie farmacologiche si basano sulla somministrazione di farmaci che come una “calamita” si legano al rame, i cosiddetti chelanti (come penicellamina o trientine), e che agiscono favorendo l’eliminazione del metallo dal fegato e dagli altri tessuti attraverso le urine. In soggetti asintomatici o in terapia di mantenimento, può essere utilizzato lo zinco acetato che agendo a livello intestinale, stimola la produzione di metallotioneina, che lega il rame e ne favorisce l’eliminazione attraverso le feci. E’ necessario che il paziente segua la terapia per tutta la vita.
Occorre evitare tutti quegli alimenti ad alto contenuto di rame, come il fegato di bovino, le frattaglie, le ostriche, i crostacei, il cioccolato, la frutta secca e i legumi. Inoltre sarebbe opportuno valutare dove possibile, il quantitativo di rame presente nell’acqua che si beve, perché alcuni tipi di acqua minerale o proveniente dalla rete idrica locale, potrebbero contenere tracce di questo metallo in concentrazioni relativamente alte.

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