CHERATOCONO: lenti, trapianto e cross-linking

Il cheratocono è una patologia oculare caratterizzata da uno sfiancamento centrale della cornea (ectasia) che colpisce entrambi gli occhi, anche se con diverso grado evolutivo, la cui incidenza si attesta intorno ad 1 caso per 2.000 abitanti.
 

Tutto inizia con un lieve astigmatismo, irregolare e progressivo, o con una miopia; il cheratocono è caratterizzato dalla deformazione e l’assottigliamento della porzione centrale della cornea, (la lente trasparente, che costituisce la parte anteriore dell’occhio) che sotto la spinta della pressione oculare interna si modifica, passando da una forma sferica ad una conica, con la punta situata in prossimità della zona visiva centrale.

 

Il cheratocono


• non è presente alla nascita
• comincia a manifestarsi verso la pubertà
• progredisce fino circa a 40 anni.

 

Non si sa molto sulla causa che porta l’occhio a questo progressivo cambiamento di forma. Sicuramente si sa che si tratta di una malattia familiare e recenti studi di genetica ipotizzano che alla base possa esserci l’alterazione di un gene non ancora identificato.
Spesso sono gli occhiali da vista ad “essere inforcati” come primo rimedio, ma purtroppo vengono presto messi da parte perché resi inefficaci dal rapido peggioramento della patologia; al malato non resta dunque che passare alle lenti a contatto di tipo rigido, (RGP) o gemellate in grado di  ricostruire un profilo corneale regolare.

 

Diagnosi e terapie

 

Per la diagnosi precoce del cheratocono è usato il topografo corneale computerizzato, uno speciale apparecchio di recente introduzione, che permette la mappatura della superficie dell’occhio, consentendo inoltre la costruzione della lente su misura modellata in modo da aderire meglio, favorendo comfort, protezione e buona visione.
Fra le novità in questo campo ci sono anche le nuove lenti ibride o composite, costituite cioè, da una parte morbida ed un nucleo rigido centrale, che promettono ottime performance, anche se mostrano molti limiti nella costruzione su misura.
Tuttavia, nonostante la tecnologia avanzi, in una percentuale intorno al 20/25% dei malati, nel corso degli anni si può sviluppare un’intolleranza alle lenti a contatto: queste possono non essere più in grado di correggere la visione, oppure la cornea può diventare così sottile da far temere una perforazione spontanea.
A questo punto diventa indispensabile sottoporsi ad un trapianto di cornea (o più propriamente detto innesto corneale), dato che la capacità visiva del malato è quasi sempre ridotta a pochi decimi e gravemente distorta.
Il trapianto ha successo in un’elevatissima percentuale di casi, ma il recupero visivo può essere molto lungo e articolato, in media sono necessari da 1 a 3 anni prima che sia possibile rimuovere la sutura.
Sul fronte delle terapie, la conquista più grande sembra essere un trattamento che ha superato da non molto la fase di sperimentazione: si basa sull’uso combinato di una vitamina del gruppo “B”, la riboflavina, e i raggi UVA. Insieme, questi due elementi, agiscono sinergicamente rinforzando la struttura corneale.
Questo trattamento si chiama cross-linking CCL (corneal collagen cross-linking riboflavin)  e anche se non permette la guarigione è sicuramente in grado di bloccare l’evoluzione avversa della patologia. È un trattamento non-invasivo che ha dimostrato di poter rinforzare la struttura corneale debole in pazienti con cheratocono. Viene eseguito come un normale intervento di routine, e consiste in una seduta di 30 minuti. Durante il trattamento un collirio di riboflavina, viene applicato ripetutamente sulla cornea. La vitamina viene, poi, attivata da una luce speciale che consiste in una dose di raggi ultravioletti A (UVA). L'oculista pediatrica di Niguarda può contare sull'utilizzo di un macchinario di ultima generazione. Con questa nuovo macchinario, in particolare, si aumenta l’efficacia della terapia, a fronte di una durata più contenuta, bastano infatti solo 15 minuti per completare la procedura. Allo stesso modo viene ridotto il disagio per il paziente, che non deve più sottoporsi ad una rimozione dell’epitelio corneale, normalmente effettuata nella fase di pre- trattamento.

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