Dislessia, con gli aiuti giusti la lettura migliora

Si prova e si riprova, ma la lettura non scorre. Sono circa 2 milioni le persone che soffrono di dislessia in Italia.
Di questi circa 350.000 sono studenti, pari al 4% popolazione scolastica. Le bambine e i bambini dislessici hanno a che fare con un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che rende più difficile imparare a leggere e a scrivere. Ma non per questo si deve mettere in discussione la loro intelligenza. Per loro, infatti, i primi anni di scuola possono essere un po’ in salita, ma con gli aiuti giusti e un intervento precoce si può riprendere facilmente il passo dei compagni.


Quali sono le difficoltà

La dislessia si manifesta innanzitutto con evidenti difficoltà quando si legge un testo. Nel complesso, infatti, le prestazioni nella lettura dei bambini dislessici risultano al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età e alla classe frequentata. I dislessici qualche volta leggono in modo scorretto. La lettura, cioè, è accompagnata da numerosi errori, quali, per esempio, omissioni di parole o parti di parola, e inversioni di lettere. Oppure ci può essere uno scambio di intere parole dal suono simile. In altri casi, invece, la lettura può essere sufficientemente corretta, ma molto lenta, perché la decodifica avviene con tempi più lunghi.


La causa è congenita

Il problema ha una chiara base neurobiologica. Diversi studi hanno confermato che la dislessia è correlata con un’iporeattività di alcune aree cerebrali, quelle dove si forma l’immagine visiva delle parole. Tuttavia è con l’avvio della scuola che la dislessia si manifesta. C’è però un età soglia per la diagnosi: infatti, il disturbo non può essere accertato
prima del completamento della seconda elementare, quando si è concluso il ciclo di apprendimento per le basi della lettura e scrittura.


Diagnosi

La diagnosi non si può formulare esclusivamente sulle prestazioni a prove di lettura, intelligenza e ortografia, 
ma è necessario procedere a una valutazione multidisciplinare composta dal neuropsicologo, neuropsichiatra infantile, dallo psicologo e dal logopedista, presso le UONPIA - Unità Operative di Neuropsichiatria Per l’Infanzia e l’Adolescenza - oppure presso centri privati accreditati.

Il lavoro specifico del neuropsicologo è quello di individuare il profilo cognitivo globale del bambino, identificando non solo come e quanto rapidamente legga, ma anche quali meccanismi di compenso ha sviluppato per arginare il problema. Per far ciò, non si può trascurare il rapporto con la famiglia e gli insegnanti, componenti cardine del suo sviluppo cognitivo. Il counselling è pertanto un  componente fondamentale del processo diagnostico per fornire consigli per limitare lo stress inevitabile a cui  il bambino è sottoposto a causa dei ripetuti fallimenti scolastici.


Gli aiuti giusti

E’ fondamentale che l’ambiente familiare e quello scolastico vadano incontro alle difficoltà del bambino, per aiutarlo a consolidare un’immagine di sé positiva. A scuola è importante dunque adattare la didattica alle difficoltà di apprendimento, con l’adozione di strategie compensative o dispensative: per esempio privilegiando la lettura silenziosa, l’uso di un lettore o di “libri parlanti”, e del computer per la scrittura.