Patch test: un cerotto svela l’allergia

Il patch test è utilizzato nel caso di sospetta dermatite allergica da contatto. Viene eseguito, applicando sulla cute del dorso del paziente alcuni cerotti (patch) nei quali sono disposte alcune cellette che contengono le sostanze (o apteni) da testare. E’ un test a lettura ritardata, quindi il cerotto viene rimosso dopo 48 ore.


Come funziona

Nel corso delle visite successive alla rimozione dei dischetti il medico valuta l’area del corpo interessata dal test per rilevare un’eventuale reazione allergica. Si possono così evidenziare rash cutanei, edemi o arrossamenti nella sede di applicazione del cerotto. 


Possibili reazioni

Visto l’utilizzo di sostanze con una colorazione specifica, durante il test, è possibile osservare in trasparenza alcune aree colorate sotto i cerotti: è un fenomeno normale che non deve preoccupare. Si possono manifestare, soprattutto dopo le prime 24 ore, prurito o bruciore in corrispondenza di uno o più cerotti. Sono sintomi della reazione allergica ed è importante cercare di tollerare il fastidio. In caso di positività possono comparire aree vescicolose o pruriginose, indice di una normale reazione allergica, che guariscono senza esiti permanenti entro pochi giorni, o al massimo qualche settimana.


Prima del test 

E’ importante non assumere cortisone o antistaminici nei 5 giorni precedenti il test. Allo stesso modo non eseguire il test se è in atto una dermatite allergica in fase attiva, specialmente se è localizzata nei punti di applicazione dei cerotti, per evitare un peggioramento dei sintomi. E’ indicato eseguire i test a intervalli non inferiori ai 5-10 anni per evitare di indurre allergie alle sostanze utilizzate. E’ invece sconsigliato eseguire il test in gravidanza. Infine avvisare il personale sanitario in caso di allergia a sostanze come neomicina, gentamicina, paromomicina, ribostamicina, streptomicina, kanamicina, tobramicina.