Sei un breve o un lungo dormitore? Quali sono i rischi della deprivazione o dell'eccesso di sonno?

7 o 8 ore di sonno. Per molti anni l'abbiamo sentita ripetere come regola d'oro per il buon riposo. Non per tutti è così. C'è chi ha bisogno di “una ricarica” più breve e chi di una più lunga. A ciascuno la sua. Abbiamo fatto qualche domanda agli esperti del Centro di Medicina del Sonno, per capire quali siano i rischi del dormire poco e se ne esistano degli altri legati all'eccesso di sonno.


La regola delle 7-8 ore

In realtà non esiste un'indicazione che vada bene per tutti. Quella delle 7-8 ore è un valore medio, è il dato su cui si assesta la maggior parte delle popolazione, ma c'è anche chi sistematicamente non arriva a questa durata o chi eccede. Ci sono così i brevi dormitori e i lunghi dormitori. Rientrano nella prima categoria chi sta sotto la soglia delle 6 ore per notte, nella seconda chi dorme per 9-10 ore e oltre.


Breve dormitore, sembra essere un vantaggio?

Nella società moderna molti cosiddetti brevi dormitori sono in realtà soggetti deprivati di sonno e spesso ne “pagano il prezzo” con sintomi diurni, tra cui stanchezza, sonnolenza e disturbi dell’attenzione. Avere bisogno di un sonno più lungo non rappresenta necessariamente un disturbo, lo diventa quando tale necessità si scontra con i ritmi di vita di tutti i giorni.


“Ricarica” ridotta o prolungata...

E' legata alla capacità del cervello di produrre onde “lente” durante il sonno. I corti dormitori ne producono di più in tempi ristretti rispetto ai lunghi dormitori. In generale quando abbiamo del sonno arretrato si recupera non tanto in termini di ore, ma intensificando la frequenza e l’ampiezza di queste onde, in modo da aumentare la densità delle fasi a sonno profondo.


L'importanza del sonno: qual è?

Siamo ancora alla ricerca della risposta definitiva, ma le ricerche degli ultimi anni ci hanno svelato molti indizi. Il sonno svolge un ruolo essenziale principalmente per il cervello. E' in questa fase che si riaggiustano le sinapsi, ovvero quelle connessioni da neurone a neurone, che si stabiliscono durante il giorno con lo svolgimento o l'apprendimento di nuove attività. Mentre si dorme si consolidano le connessioni e si fa piazza pulita di quelle che non servono. C'è come “un reset dei file” che non sono più necessari e che occuperebbero, se lasciati lì, molto spazio a vuoto. Durante il sonno inoltre aumenta l'attività di drenaggio di sostanze neurotossiche come la beta-amiloide, il cui accumulo è alla base della malattia di Alzheimer.


Il sonno è imprescindibile…

Sì, inoltre favorisce il passaggio delle informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. E poi non dimentichiamoci che serve per il benessere di tutto il nostro corpo, non solo del cervello. E' in questa fase, infatti, che avviene una riduzione dell'attività cardiaca e della pressione, c'è inoltre un abbassamento dei livelli circolanti del cortisolo, l'ormone dello stress. 


Problemi in vista, se non dormiamo il giusto

Ci sono numerosi studi che indicano in sostanza gli stessi rischi sia per chi dorme poco, sistematicamente intorno alle 5 ore per notte, sia per chi dorme troppo, oltre le 10 ore. Per chi rientra in questi due estremi c'è una maggiore incidenza per le patologie cardiovascolari, l'obesità e il diabete.  


Anche un eccesso di sonno può essere pericoloso

In alcuni casi è l'espressione di una patologia sottostante come ad esempio le apnee notturne. Tuttavia esistono anche ipersonnie primarie che fanno parte dei disturbi neurologici. Vanno indagate in centri specializzati perché occorre distinguere i diversi casi (come narcolessia, ipersonnia idiopatica o altro). In alcuni pazienti il problema principale è l’incapacità di svegliarsi al mattino. Queste persone hanno bisogno di dormire per 10-12 ore e anche dopo il risveglio rimangono in uno stato di sonnolenza costante. E' un disturbo raro e purtroppo siamo un po’ disarmati: non esiste infatti un “sonnifero al contrario”, ovvero un farmaco che prendi alla sera e che alla mattina ti permette di svegliarti. A volte si tratta di forme transitorie che si risolvono spontaneamente.


Le altre forme di ipersonnia

Esistono forme legate a un disturbo dell’umore. In questi casi spesso si lamenta la presenza di una sonnolenza costante e la sensazione di non riuscire ad avere un sonno profondo e ristoratore. Quando si fanno gli accertamenti si scopre poi che in realtà la durata e la qualità del sonno è nella norma ma è presente un atteggiamento di “clinofilia”, cioè si tende a rimanere nel letto anche senza dormire.