Trapianto di fegato, a Niguarda arriva il numero 100 del 2016

Un dato record, mai registrato negli ultimi 40 anni. Cresce l'attività anche in virtù delle nuove tecniche a disposizione, fra cui il trapianto a cuore non battente

E' un dato record, a tre cifre, quello che arriva dagli specialisti del Transplant Center di Niguarda, dove è stato eseguito il trapianto di fegato numero 100 per questo 2016. L'anno non è ancora finito e nell'ospedale milanese l'équipe guidata da Luciano De Carlis si è riunita in sala operatoria mediamente una volta ogni 3 giorni per portare a termine questo tipo di procedura. Tutto questo accanto ad una attività comprendente anche il trapianto di rene e quello combinato rene-pancreas, per i quali vengono eseguiti una media di circa 80 interventi all'anno. 

La tripla cifra nel contatore, che è destinato a stabilizzarsi verso un valore al rialzo, quando anche l'attività di dicembre sarà portata a termine, non è ordinaria amministrazione neanche per un grande centro trapianti come quello di Niguarda. A ribadirlo è lo stesso De Carlis, Direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti e memoria storica. “Sono arrivato a Niguarda nel 1985- dice il chirurgo- quando l'attività per il trapianto di fegato era appena iniziata. Sono entrato nell'équipe del Professor Belli a partire dal terzo trapianto effettuato a Niguarda. Da allora non ricordo di aver raggiunto mai i cento casi l'anno. E' un risultato eccezionale”.

E' un dato veramente unico, che non arriva a caso in questo 2016. La casistica così ampia è, infatti, una diretta conseguenza del miglioramento delle tecniche che oggi si possono utilizzare e che Niguarda ha saputo mettere in pratica in questi ultimi anni. Su tutti il trapianto a cuore fermo. E' una procedura che grazie all'utilizzo di tecniche e tecnologie molto sofisticate consente di utilizzare anche gli organi provenienti da donatori in cui la morte sopraggiunge per una cessata attività cardiaca. Questa procedura si differenzia del prelievo tradizionale, condotto su donatore in stato di morte cerebrale accertata, in cui invece l'attività cardiaca persiste. “Nel 2015 abbiamo portato a termine con successo il primo trapianto di fegato a cuore fermo a livello nazionale, utilizzando una combinazione tecnica non ancora sperimentata a livello clinico in nessun paese del mondo- ricorda De Carlis-. Da allora l'attività si è perfezionata e ad oggi Niguarda concentra la quasi totalità dei casi effettuati in Italia. Sono 9 gli interventi realizzati sinora e i risultati sono stati davvero ottimi”. Tanto che non sono mancante le pubblicazioni sulle più prestigiose riviste scientifiche del settore come Transplantation e Liver Transplantation

Va sottolineato, inoltre, il ruolo fondamentale giocato dai nuovi macchinari usati a Niguarda che permettono la perfusione dell'organo prelevato con tempi di conservazione prolungati fino a raggiungere anche le 20 ore tra prelievo e trapianto. Questo permette di dilatare le normali tempistiche legate all'emergenza e avere maggiori margini di manovra senza stravolgere la normale attività chirurgica programmata. Una possibilità non da poco vista l'intenso carico dell'attività trapiantologica. Anche i risultati, in termini di ripresa funzionale del fegato post-intervento, ne beneficiano.

A contribuire al trend di crescita c'è anche la collaborazione interregionale inaugurata nel 2015 con Regione Liguria. In base a questo accordo i pazienti in attesa di un trapianto di fegato vengono “operati in trasferta” a Niguarda con donatori reperiti in Liguria. In questo modo si è potuto mantenere attivo il programma trapianti per i cittadini liguri grazie ad un approccio in team sull'asse Milano-Genova.  I chirurghi del Transplant Center meneghino si occupano, infatti, dell'attività operatoria mentre gli specialisti dell'ospedale San Martino di Genova si occupano della preparazione del paziente e del follow-up. E' un programma che nel periodo di apertura ha portato alla realizzazione di oltre 20 trapianti.  

Passando in rassegna l'ampia casistica 2016, l'indicazione principale per il trapianto di fegato rimane la cirrosi. “Circa l’80% dei pazienti arriva al trapianto come conseguenza di questa condizione spesso causata dal virus dell'epatite B e C- spiega De Carlis-. Nel 60% dei casi, inoltre, la malattia si accompagna ad una patologia oncologica causata dalla cirrosi stessa”. La prospettiva per il 2017 è quella di arrivare ad estendere l'indicazione al trapianto: non solo per i tumori primitivi del fegato, l'epatocarcinoma, ma anche per le metastasi che colpiscono l'organo come conseguenza di un tumore al colon-retto. I chirurghi in collaborazione con gli oncologi del Niguarda Cancer Center puntano ad entrare in programmi sperimentali che aprono le liste d'attesa anche a questo tipo di indicazioni. Un po' sulla falsa riga di quello che è successo per il programma trapianti per pazienti sieropositivi, attivato nel 2012 a Niguarda, grazie alla collaborazione tra i chirurghi, gli infettivologi e gli epatologi. Un protocollo che fino ad oggi ha portato alla realizzazione di 15 trapianti.