ADPMI_Associazione Diabetici della Provincia di Milano Onlus

Associazione di volontariato attivo

SEDE CENTRALE:

via Farini, 9
c/o Poliambulatorio Istituti Clinici di Perfezionamento ICP
20154 Milano


SEDE c/o NIGUARDA:

Area Nord, Blocco Nord, settore A, piano terra


PRESIDENTE: Maria Luigia Mottes

ORARIO

Sede Centrale
mar/mer/ven: 9.30-12.00

Presso Niguarda:
mar-giov: 9.30-13.00 / 14.00-16.00



Sito Web: http://www.adpmi.org
Email: mottesml@hotmail.com
Telefono: 334 6250872 (si riceve su appuntamento)
ATTIVITA'

- Tutela degli interessi morali, sanitari e sociali delle persone affette da diabete.



- Corsi formativi per diabetici e familiari, finalizzati alla corretta autogestione del diabete.



- Campagne di prevenzione con screening e sensibilizzazione al problema diabete.



 





L’Associazione Diabetici della Provincia di Milano nasce a Milano nel gennaio del 1982 dall’idea di un gruppo di giovani pazienti e del diabetologo Pietro Micossi. Tutti convinti che la cura del diabete doveva “ammodernarsi”, che dovevano essere introdotti sistemi innovativi nella terapia, ma soprattutto che doveva cambiare il rapporto diabetologo-diabetico, passando dal

sistema “impositivo” alla collaborazione e condivisione degli obiettivi, introducendo il parametro fondamentale dell’educazione del paziente. Quel piccolo nucleo di 20 giovani riunitosi all’inizio del 1982, a maggio dello stesso anno aveva già raggiunto le

500 persone. Oggi sono più di 1.000 i soci e sono 7 le sedi aperte nella provincia di Milano (tra cui anche la sezione di

Niguarda). E’ anche grazie ad associazioni come queste che la cura del diabete ha fatto passi da gigante. Ci siamo fatti spiegare come sono cambiate le cose da chi ha osservato la trasformazione molto da vicino e ne ha promosso il cambiamento: Maria Luigia Mottes, Presidente storica e fondatrice dell’Associazione Diabetici della Provincia di Milano.

La storia dell’associazione è legata a doppio filo con la sua vicenda personale?

Sì, mi è stato diagnosticato il diabete a 19 anni, nel 1967. Dalla mia esperienza di paziente avevo capito che quello che mancava al diabetico erano le conoscenze per autogestirsi la propria patologia. C’erano i medici da un lato e i pazienti dall’altro, che non avevano modo di partecipare alla cura. Ma in fin dei conti siamo noi, diabetici, a vivere con la patologia 24 ore al giorno.

Poi, un incontro le cambia la vita nel 1980…

Ho trovato un medico “illuminato”, Pietro Micossi che mi ha teso la mano. Avevo letto sui giornali che aveva una grande esperienza internazionale. Negli Stati Uniti avevano già i primi microinfusori e lui aveva seguito diversi pazienti oltreoceano. Così gli ho detto che l’avrei voluto provare anch’io. E’ stata la chiave che mi ha permesso di gestire in prima persona la malattia. Da quell’incontro è germogliata poi l’idea di fondare l’associazione.

Lei è stata una donna lavoratrice a tempo pieno, attivista e madre, in un periodo in cui la gravidanza per una donna diabetica sembrava un tabù. Qual è il suo segreto?

Cercare di non mettere la malattia davanti a me. E’ un fardello molto pesante, ma io mi sono sempre sentita più forte. E poi vista la mia professione di chimico, ho sempre interpretato la gestione della patologia come un equilibrio: se mangio “tot” carboidrati avrò bisogno di una quantità “x” di insulina. (mentre parliamo il microinfusore con un beep l’avverte che l’insulina sta scendendo). Ora se prendo una bustina di zucchero da 7 grammi, la glicemia risalirà di 45 milligrammi. Vede il diabete è una scienza esatta!

Avere le informazioni giuste, è questo ciò che permette l’auto-gestione della malattia ed quello che l’associazione si pone come obiettivo negli incontri che organizzate, come ad esempio “a scuola di diabete”?

Certo, il tutto senza la pretesa di sostituirsi a medici e infermieri a cui spetta un ruolo di cura fondamentale. Anzi ci avvaliamo della loro esperienza e insieme a loro organizziamo questi appuntamenti in cui si danno delle nozioni sulla patologia, ma anche delle dritte pratiche che semplificano la vita: dal conteggio dei carboidrati che portiamo a tavola, e su cui impostare la dose giusta di insulina, alle novità terapeutiche. Poi oltre alla formazione c’è tutta quella parte di attività che ci impegna come interlocutori con le istituzioni per portare alla loro attenzione le necessità dei pazienti.

Se si guarda indietro sono stati fatti progressi importanti nella lotta la diabete, ma molto rimane da fare…

Nei primi anni ottanta, quando l’associazione si è costituita, eravamo in un’era “paleozoica” per il trattamento del diabete. E non mi riferisco solo alle cure. Non c’erano molte delle agevolazioni per i pazienti, per cui ci siamo battuti nel corso della nostra storia. Allora si pagava tutto dalle strisce per la rilevazione della glicemia al reflettometro (ndr, lo strumento che appoggiato sul dito permette di conoscere il valore del glucosio nel sangue), lo ricordo chiaramente costava 400 mila lire. Molto è stato fatto, ma sono ancora tante le sfide che ci impegnano. Su tutte il recepimento ed attuazione da parte delle Regioni del Piano sulla Malattia

Diabetica emanato oltre un anno fa dal Ministero. In Regione Lombardia abbiamo già portato le nostre richieste e l’Assessore alla Sanità ha più volte dichiarato la volontà di renderlo operativo entro il 2014.